Jean-Yves Radigois

Fino a tempi recenti Direttore di “Action sociale” della città di Pontivy (Morbihan)

Tesi di Laurea alla Facoltà di Educazione, University di Sherbrooke (Québec)

E al Institut de Psychologie et Sociologie Appliquées (IPSA), U C O (Angers) )

 

Il bambino nell’ambiente settario:

contributo per un modello di intervento dell’Autorità pubblica

 

Le nostre società sono preoccupate dal settarismo e chiedono un’attenzione speciale per i bambini. Lo stato garantisce libertà personale e protezione dei suoi cittadini. Per questo motivo il suo ruolo è decisivo per la prevenzione e l’intervento sul maltrattamento infantile (negligenza e abuso psicologico). Ma parlare di “setta” significa emettere già un giudizio.

 

Di conseguenza sarebbe un errore supporre a priori che il bambino riceva un’educazione inadeguata perché i suoi genitori aderiscono a questo o quel movimento, o perché rivelano comportamenti, atteggiamenti e progetti educativi socialmente atipici o strani. Valutata da un diverso punto di vista, la condotta socio-educativa socialmente integrata potrebbe essere vista come scevra da qualsiasi pratica settaria ed ogni accenno a influenza indebita potrebbe essere giudicato immaginario. Sembra pertanto saggio rivolgersi agli operatori sociali, agli specialisti e a coloro i quali sono vicini al bambino a rischio di negligenza e abuso psicologico.

Gilbert Klein (2005) ha spiegato l’approccio esitante dei magistrati francesi con l’ignoranza della realtà settaria. Ciò si applica parimenti ai campi socio-educativi o socio-sanitari. Le situazioni di negligenza o maltrattamento nel contesto settario sono drammatiche e complesse. Tuttavia non sono molto frequenti e i professionisti del settore non acquisiscono esperienza. Inoltre la letteratura disponibile affronta raramente le pratiche educative e le possibili disfunzioni relative a questo contesto (Perlado, 2002).

Un primo approccio potrebbe incoraggiare la formazione alle problematiche settarie di alcuni operatori sociali esperti. Tuttavia, l’esistenza quasi clandestina di tali gruppi, molto usi alla discrezione e anche al mimetismo nei confronti delle autorità, richiederebbe piuttosto la creazione di una rete efficace su tutto il territorio, la quale favorirebbe un pronto intervento. In effetti, una delle difficoltà che gli operatori sociali si trovano ad affrontare è il riconoscimento delle caratteristiche di tale contesto, e la comprensione degli atteggiamenti delle vittime o dei loro rapporti stretti con chi Maes (2001) ha descritto come co-vittime con caratteristiche specifiche. Già conosciamo le difficoltà di una valutazione socio-educativa nelle famiglie e l’efficacia del mimetismo creato dall’influenza indebita. [Nel contesto settario] tutto questo viene moltiplicato. In un gruppo con caratteristiche settarie, dove l’influenza è istituzionalizzata (Maes, 2001) è consigliabile evitare, fin dall’inizio dell’intervento, gli errori metodologici che non individuerebbero le situazioni o che, paradossalmente, le complicherebbero. L’operatore sociale che non ha individuato il problema non metterà in discussione l’esperto designato allo scopo. 

 

La risposta professionale è teoricamente semplice ed eticamente corretta: applicazione della legge (Circolare DGAS 2000).

Ma aderire a un movimento settario non è un reato. L’operatore sociale non deve spiegare o giustificare il suo intervento in base all’appartenenza a una comunità, ma in base alla natura delle attività (Michel, 1997): deficienze, negligenza educativa e maltrattamento. All’operatore sociale non viene richiesto di valutare o misurare standard filosofici, siano essi di una minoranza o atipici, ma quando essi mettono a rischio la salute, la sicurezza, la moralità o l’educazione dei minori (articolo 375 del codice Civile).

Pertanto spetta al professionista dimostrare fattivamente e con una metodologia irreprensibile basata su una valutazione socio-educativa, il rischio, la negligenza e i pericoli che il bambino si trova ad affrontare. In quale grado il rifiuto a lasciare che il bambino partecipi a festività sociali (compleanni, Giorno della Mamma…) diventa un’inibizione alla sua socialità? È pregiudizievole mandare in India un bambino di 6 anni per un anno intero, senza [che nel periodo] abbia contatti con i genitori?

La Suprema Corte di Appello, in un caso, valutò che in base a valutazione socio-educative il bambino non presentava deficienze mentali o fisiche, che non aveva espresso opposizione al cambiamento e che rientrava nelle libertà dei genitori desiderare di trasmettergli gli insegnamenti della scuola e che, [dopo avere assunto] informazioni, non si rilevavano evidenze che essi avessero seriamente compromesso la sua salute, la sua sicurezza o la sua educazione (Appello N. 01-82591, Vuillot, 17/10/2001).

Tuttavia, sul campo, il turbamento generato da questo contesto destabilizzante a volte provoca angoscia e un tipo di paralisi di pensiero ed azione al punto che il professionista ha l’impressione di una perdita di competenza, conoscenza e normali pratiche professionali.

Similmente, al fine di essere significativo ed efficiente, l’operatore sociale deve imparare ad evitare la doppia trappola del contesto religioso che lo coinvolgerà in un dibattito sterile e illegittimo, distraendosi dall’oggetto della sua azione (intervento sociale) e dalla posta in gioco (abuso o negligenza). Dovrà studiare accuratamente le valutazioni socio-educative in contesti marginali e inesplorati (Escurat-Grassac, 2000), e non dovrà soltanto apprendere come posizionarsi in riferimento a standard che variano nel corso del tempo e secondo culture diverse, ma anche rispetto ad altre norme educative e ad altri modi di considerare il ruolo parentale con il rischio di stime erronee davanti a marginalità sociali e culturali sconosciute (Girodet, 1993; Belsky, 1993).

Infine sarà costretto a studiare la sua stessa implicazione. Il contesto settario porta certamente violenza per il bambino, ma mette anche pressione sui professionisti, il che può soltanto condurre a blocchi.

Radigois (2008) ha isolato quattro tipi diversi di atteggiamento degli operatori sociali in difficoltà e rischi di fallimento quando si intraprende questo tipo di intervento sociale. I problemi vengono risolti con mezzi metodologici e istituzionali (DGAS, 2000; Métivier, 1988; Radigois, 2008). L’operatore sociale esperto interverrà a sostegno dell’operatore sociale come risorsa, ma anche come guida davanti al senso di minaccia e violenza che percepisce o suppone. Da quel momento in poi, nella prevenzione e nell’assunzione di responsabilità di bambini in contesto settario, sarà consigliabile utilizzare la competenza e l’ampia rete di operatori sociali di tutto il territorio, offrendo loro formazione accurata incentrata sul lavoro sociale e non semplicemente fornendo informazioni semplici sul fenomeno settario. In ogni dipartimento, un operatore sociale (sociale, educativo…) sarà quindi pronto a soddisfare una missione professionale esperta assieme ai suoi colleghi e alle istituzioni.

 

Riferimenti:

Belsky, J. (1993). Etiology of Child Maltreatment: A Developmental-Ecological Analysi. American Psychological Association , 114 (3), pp. 413-434.

Circulaire DGAS/SD1 N° 2000-501 du 3 octobre 2000 relative aux dérives sectaires. Dans Bulletin officiel. Paris: Ministère de l'Emploi et de la Solidarité.

Escurat-Grassac, I. (2000). Interculturalité et travail social dans le cadre de la protection de l'enfance. Clermont-Ferrand: EPSI.

Girodet, D. (1993). Eléments cliniques et démarche diagnostique. Dans P. Strauss, & M. Manciaux, L'enfant maltraité (pp. 165-204). Paris: Fleurus.

Klein, G. (2005). Les sectes et l'ordre public. Thèse en Droit public, Université de Bourgogne. Besançon: Presse Universitaire de Franche-Comté.

Maes, J.-C. (2000a). Dépendance et co-dépendance à une secte. Thérapie familiale , XXI, Médecine et Hygiène (2), pp. 111-127.

Métivier, J. (1988). Guide d'Intervention, Intervenir en application de la loi sur la protection de la jeunesse en contexte sectaire. Centre de services sociaux de l'Estrie.

Michel, J. (1997). Le droit face aux « sectes ». Rapport remis en avril 1997 au Ministère du travail et des affaires sociales, CERIEP, Lyon.

Perlado, M. (2002). Sobre la funcion terapeutica en el asesoriamiento a familas con padres adeptos a un "grupo-secta". Sectes. Prévention des enfants et des adolescents. Barcelona: FECRIS.

Radigois, J.-Y. (2008). Quand le travailleur social intervient dans un contexte à caractère sectaire. Dans Revue de criminologie. Montréal: Université de Montréal (soumis à publication).