Piotr T. Nowakowski

Università Cattolica di Lublino “Giovanni Paolo II” – Facoltà distaccata di Scienze Sociali, Stalowa Wola

 

Il sistema educativo polacco davanti al problema settario

 

Le istituzioni educative rappresentano da diverso tempo un punto di riferimento attraente per i reclutatori delle sette. In anni recenti si sono potuti osservare una serie di avvenimenti allarmanti che hanno coinvolto i tentativi di gruppi controversi di penetrare nelle scuole. Tali gruppi sostenevano che le loro attività erano “disinteressate”, ma le usavano come travestimento per praticare il reclutamento di nuovi membri.

 

L’attività è stata portata avanti in modi diversi. Poteva trattarsi dell’offerta di fornire libri alla biblioteca scolastica in cambio di contatti personali con i lettori, o di offrire libri che promuovevano la dottrina della setta. Anche le fondazioni e le sponsorizzazioni si sono dimostrate un metodo di reclutamento.  In un’occasione si ebbe parecchio scompiglio quando uno di questi gruppi assunse quasi il controllo di un orfanotrofio. I suoi membri avevano comprato equipaggiamento sportivo, materiale didattico e si erano offerti gratuitamente come insegnanti privati. Erano riusciti a influenzare anche una vicina scuola primaria. Per non parlare del caso della Società Internazionale per la  Coscienza di Krishna che gestiva una mensa vegetariana per i bambini di una scuola elementare di Cracovia. Ciò permetteva ai rappresentanti della Società di avere contatti quotidiani con i bambini senza il controllo dei genitori.

 

Alcune offerte vengono inviate formalmente alle segreterie scolastiche e, tra le altre, sono pervenute proposte per l’apprendimento di lingue straniere, lettura veloce e mind training (es., Silva Mind Control). Aziende non meglio specificate pubblicizzano poi offerte per genitori con figli afflitti da problemi scolastici. Nel 1997 l’agenzia di un sovrintendente scolastico inviò alle scuole dei materiali relativi a una gara ecologica. Il set di materiali comprendeva un’offerta della Brama Kumaris World Spiritual University e un invito a un corso di pensiero positivo.

 

È stato notato inoltre l’affitto di locali scolastici, al termine delle lezioni, per scopi propri; si trattava anche di un’occasione per rendere un gruppo dipendente, oltre che entrare in rapporto informale con i ragazzi che si trattenevano dopo la scuola. A volte una setta è riuscita a presentare le sue offerte durante le lezioni. Adottando il nome di un’associazione o fondazione di natura educativa, tali gruppi proponevano di tenere lezioni o incontri a tema. Senza il controllo preventivo dei contenuti questi episodi si sarebbero potuti trasformare in indottrinamento autorizzato dalla scuola.

 

Chiamate! Arriveremo

 

È il caso di alcuni giovani che avevano presentato una offerta insolita all’Istituto di Economia (Zespół Szkół Ekonomicznych) di Leszno: uno spettacolo in inglese. “Perché no?” – rispose il preside, “per gli studenti è una bella occasione di migliorare la lingua straniera”. Nessuno però sapeva che quei giovani erano membri di una setta chiamata “The Family”.[1] Originariamente lo spettacolo si sarebbe dovuto tenere in una sala del Centro Culturale Municipale, ma i locali erano in restauro. Alla fine venne identificato il luogo adatto – una sala scolastica. In cambio della sala, gli studenti di quella scuola avrebbero usufruito di biglietti a prezzo scontato. Oltre a loro avrebbero partecipato anche gli studenti del vicino Istituto Tessile (Zespół Szkół Odzieżowych) – in totale circa duecento persone.

“Era uno spettacolo in cui il bene combatteva contro il male” – ha riferito una ragazza, “qualcosa del tipo che Satana stava vincendo ma arrivava Gesù e lo sconfiggeva. Cantavano in inglese, ballavano. Era carino”. Dopo lo spettacolo gli attori impegnavano i giovani in conversazioni in inglese. Ma non tutte le conversazioni si svolsero alla presenza degli insegnanti di inglese della scuola. Gli ospiti convinsero quindi i ragazzi che potevano aiutarli nel caso avessero avuto dei problemi, e li invitarono a raggiungerli in un altro luogo dicendo però di non raccontarlo a nessuno. Sarebbe stata sufficiente una telefonata da una stazione ferroviaria e qualcuno li sarebbe andati a prendere per portarli nel luogo dell’incontro. Dopo lo spettacolo scolastico i membri della setta contattarono telefonicamente diverse persone. A chiamare era una ragazza che parlava abbastanza bene polacco e che si presentò come Abigail. Diceva di voler rammentare la cosa agli studenti e li incoraggiava all’incontro.[2]

 

Un giornalista del quotidiano Głos Wielkopolski riuscì a mettersi in contatto con alcuni studenti che avevano ricevuto la telefonata della setta. Chiese a un collega di fingersi uno studente e di  telefonare. All’apparecchio rispose una ragazza che parlava inglese, ma dopo un secondo arrivò una seconda ragazza – parlava polacco e si chiamava Gloria.

“Mi hai detto che se avevo dei problemi potevo telefonarti. Ho litigato con i miei”.

“Da dove stai chiamando? Da casa? Vieni sabato che abbiamo un incontro. Telefona da una stazione ferroviaria e ti veniamo a prendere”.

“E che cosa faremo?”

“Cantiamo, prendiamo il tè, mangiamo la torta”.

“E si deve pregare?” – pausa. “Siamo cristiani. Anche tu sei cristiano, vero?”

“Chi siete?”

“Viviamo qui da dei nostri amici. Siamo amici. Diamo una mano in un orfanotrofio e in un riformatorio. Vieni, potrai fare due chiacchiere”.

Due giorni dopo fu il giornalista stesso a chiamare. Rispose una ragazza.

“Buongiorno! Sono un giornalista del Głos Wielkopolski. Ho scoperto che invitate da voi dei giovani. Potrei sapere perché?”

“Chi è lei? Ah, un giornalista? Parla inglese?”

La ragazza parlava un polacco stentato ma comprensibile. Forse lo parlava anche meglio di quanto stesse facendo in quel momento.

“Siete un gruppo religioso, una setta?” [sic]

“No! viviamo dai nostri amici. Può parlare in inglese? Non capisco” – ripeté la ragazza dopo le seguenti domande.

“Mi può passare qualcuno che parla polacco?”

“No, non c’è nessuno”.

“Con Gloria o Abigail?”

“Non ci sono”.

“Più tardi o magari domani ci sarà qualcuno che parla polacco?”

“No, nessuno”.

“Neanche domani?”

“No”.

 

Una setta con la raccomandazione

Diversi anni fa le attività di the Family a Legionowo, vicino a Varsavia, scatenarono diverse polemiche. Il caso non è recente ma è istruttivo. Nel dicembre del 1993 due membri della setta si presentarono alle scuole locali con la proposta di tenere conversazioni con i ragazzi su tossicodipendenza e AIDS. Durante i preliminari con  il funzionario scolastico si decise il luogo in cui  tenere tali incontri – la sede della Associazione per la Prevenzione alle tossicodipendenze (Towarzystwo Zapobiegania Narkomanii) di Legionowo.

All’incontro parteciparono dieci ragazzi di scuola primaria e un gruppo di studenti di una scuola secondaria. Erano presenti anche tre maestri della scuola primaria e un educatore della secondaria. Tuttavia durante la conferenza fu evidente che gli ospiti non stavano parlando dell’argomento prestabilito. L’incontro sembrava una propaganda quasi religiosa e alla fine ai presenti venne richiesto di lasciare il proprio indirizzo. La setta era stata raccomandata da uno dei vice ispettori di polizia – anche presidente dell’Associazione per la Prevenzione delle Tossicodipendenze (Divisione Affido della sede centrale di polizia) il quale aveva reputato altamente morale il messaggio diffuso dall’Assemblea della Missione di the Family affermando che si trattava di “un nuovo movimento religioso relativamente famoso, anche in programmi televisivi”. Secondo il vice ispettore il gruppo poteva essere un’alternativa per le famiglie patologiche. Quando il caso venne alla luce il sovrintendente scolastico e il Ministero Nazionale dell’Educazione espressero grosse riserve sulle attività della setta nelle scuole di Legionowo. Le autorità cittadine ordinarono alle istituzioni subordinate di interrompere qualsiasi contatto con il gruppo. Ordinarono anche che bambini, genitori e ragazzi fossero informati sulle sette. Inoltre l’Associazione per la Prevenzione delle Tossicodipendenze ricevette l’ordine di lasciare i locali occupati fino a quel momento presso il Rifugio Cooperativo di Legionowo, e nel corso di un’accurata indagine del caso emerse che i membri della setta avevano svolto le loro attività anche in precedenza – durante i campeggi giovanili organizzati dall’associazione summenzionata.

 

La cautela non fa mai male

 

Le autorità scolastiche sono responsabili della protezione dei bambini e dei giovani contro le attività delle sette. Si può agire in base a una prevenzione di ampio respiro, che consiste nell’informare insegnanti, genitori e studenti sui metodi di reclutamento e di manipolazione psicologica.    È inoltre necessario predisporre meccanismi di controllo sui contenuti delle conferenze e su ciò che faranno i relatori o gli “specialisti” ma - come a volte succede – anche su cosa fanno gli insegnanti. Nel 2003, dopo la pubblicazione di un articolo del Newsweek Polska sull’Ordine della Confraternita Himavanti (Bractwo Zakonne Himavanti), emerse che uno degli insegnanti di polacco di una scuola di Bydgoszcz era collegato alla setta. A quel punto il Ministero dell’Educazione ordinò ai sovrintendenti scolastici di effettuare controlli. Basandosi sui dati della polizia dovevano verificare se i membri di Himavanti agivano nelle scuole e se in quel modo potevano influenzare i giovani. È cosa nota che Himavanti è una setta estremamente pericolosa e imprevedibile.[3]

 

Spesso i funzionari scolastici sono in grado di riconoscere personalmente una minaccia e non permettono la penetrazione scolastica. Succede nei casi in cui viene rifiutato l’uso dei locali scolastici, quando si controlla chi ha accesso alla scuola e quando offerte e volantini vengono verificati. In casi individuali particolari i funzionari scolastici chiedono aiuto agli specialisti del settore.

Ma succede anche che la reazione del preside ai problemi scolastici sia del tipo: “Non vedo niente, non sento niente”. Ciò è dimostrato da un caso rilevato dal Centro di Informazioni su Sette e Nuovi Movimenti Religiosi della Slesia (Śląskie Centrum Informacji o Sektach i Nowych Ruchach Religijnych). Nella seconda metà del 2000 Dariusz Pietrek, coordinatore dell’ufficio, stilò un accordo con la Divisione Salute dell’Ufficio Municipale di Katowice per tenere 55 lezioni agli studenti. I costi non sarebbero stati a carico delle scuole ma dell’Ufficio Municipale, cosa che rendeva le condizioni veramente attraenti. Tuttavia non tutte le scuole accettarono la proposta. Arrivò un rifiuto da una scuola secondaria che godeva di un’ottima reputazione.

 

Le cose andarono così: Dariusz Pietrek telefonò alla scuola, si presentò e illustrò l’offerta per le conferenze. La preside gli rispose in modo arrogante: “Signore, i nostri studenti sono così intelligenti, così brillanti, così in grado di discernere che non resteranno mai coinvolti in meccanismi del genere!”. Il Coordinatore del Centro slesiano non nascose il suo stupore: “Se non desidera usufruire delle conferenze non c’è problema, anche se sono sorpreso perché è la prima offerta di questo tipo in sei anni e di solito le nostre lezioni sono a pagamento perché siamo un ufficio che si auto-finanzia, e adesso vi stiamo offrendo conferenze gratuite”.

Coincidenza volle che il giorno successivo due genitori con una figlia che cercava di liberarsi da un gruppo satanico fece visita al Centro di Informazioni. Nel corso della conversazione emerse che la ragazza frequentava un’ottima scuola secondaria… la stessa a cui Dariusz Pietrek aveva telefonato il giorno prima. “Non riuscii a trattenere le risate” ha raccontato in seguito, “ma ho immediatamente spiegato la mia reazione”. La ragazza commentò in modo più enfatico che: “[nella scuola] c’è poca gente normale, c’è chi si droga, chi beve, chi appartiene a diversi tipi di sottocultura. Il gruppo satanico a cui appartengo conta almeno altre sette persone e non so chi altri c’è dentro”.

 

La situazione spinse il coordinatore del Centro della Slesia a richiamare la preside il giorno successivo. “Sentii la sua voce indignata, mi disse che ero un maleducato e che mi aveva già spiegato che i suoi studenti erano intelligenti per cui non c’era bisogno di conferenze” ha ricordato Pietrek. “Ho solamente aggiunto: mi scusi, credo che lei abbia capito male. Non sto cercando di convincerla ad accettare la mia proposta, visto che si è spiegata molto chiaramente e ho capito. Vorrei semplicemente informarla che nella vostra scuola esiste un gruppo satanico che ha almeno sette membri. Ne ho avuto conferma perché i genitori di una di loro mi hanno contattato proprio ieri”. La preside chiese con imperio il nome della ragazza, ma Dariusz Pietrek aveva i suoi buoni motivi per rifiutare.

 

Misure preventive contro le sette

 

Considerati i tentativi di certe sette di interferire con il funzionamento scolastico, nel corso degli anni sono state intraprese alcune iniziative preventive. Allo scopo, le seguenti iniziative sono state intraprese da alcuni uffici di sovrintendenza scolastica:

 

istruzioni ai supervisori scolastici;

formazione per pedagogisti ed educatori scolastici, consiglieri didattici e personale infermieristico scolastico e di distretto;

incontri con i genitori (colloqui, conferenze ecc.);

laboratori e seminari per pedagogisti scolastici, insegnanti e presidi;

formazione psico-educativa e terapeutica per i giovani, condotta dal personale di cliniche psico-pedagogiche;

turni di lavoro di specialisti (volontari di organizzazioni di consapevolezza alle sette ed educatori);

pubblicazioni nei periodici educativi locali;

inserimento del problema dei nuovi movimenti religiosi nei curricoli di studio post-laurea e nei corsi di qualificazione per insegnanti;

inserimento del problema della minaccia rappresentata dalle sette nei curricoli dei corsi di educazione personale e sociale, educazione civica, studi religiosi ed etici;

apertura di un call-in service[4].

 

Nell’ambito delle attività informative, preventive e terapeutiche i sovrintendenti scolastici hanno anche stretto rapporti con organizzazioni non governative, associazioni e media[5]. Viste le attività notate nelle sette è necessario mantenere in essere le summenzionate iniziative, anche se al presente i gruppi settari organizzati che cercano di infiltrarsi nelle scuole non sono un problema grosso come lo sono la formazione controversa o i metodi terapeutici (citati all’inizio) che vengono promossi in ambiente educativo. Tuttavia l’analisi di quelle offerte non è lo scopo della presente relazione.

 

 

Nel citare o nel fare riferimento a questa relazione si prega di accludere i seguenti dati: P. T. Nowakowski, “Polish Educational System with Regard to the Cult Problem” – documento presentato al Convegno State Responsibility to Protect Citizens against Destructive Cults: Analysis of Present and Possible Future Models, Federazione Europea dei Centri di Ricerca e Informazione sul Settarismo, Pisa (Italia), 12 aprile 2007.

nowakowski@maternus.pl

 



[1] Il gruppo era originariamente noto come “Bambini di Dio” (1968-1977), in seguito come “the Family of Love” (1978-1981), e successivamente come “The Family” (1982-2003). Dal 2004 il nome è “The Family International”.

[2] Si veda A. Jakubowski, Werbują w Lesznie? [State reclutando a Leszno?], Głos Wielkopolski 79: 4.

[3] M. Karnowski, A. R. Potocki, Bractwo nigdy nie wybacza [La Confraternita non dimentica], Newsweek Polska 46: 12-18; A. R. Potocki, Kuratorzy na Himawanti. Po publikacji [sovrintendenti scolastici contro Himavanti. Dopo la pubblicazione], Newsweek Polska 48: 7.

[4] Raport o niektórych zjawiskach związanych z działalnością sekt w Polsce [Rapporto su alcuni fenomeni connessi alle attività settarie in Polonia], K. Wiktor, G. Mikrut (Eds.), Ministerstwo Spraw Wewnętrznych i Administracji [ministero degli Affari Interni e dell’Amministrazione], Varsavia 2000: 55.

[5] Ibidem.