Mike Kropveld, Direttore Esecutivo Info-Cult, Canada

 

Un confronto tra gli approcci dei diversi paesi alle questioni relative alle sette

 

 

Vorrei ringraziare la FECRIS per avermi invitato a parlare a questo convegno.

 

Nella mia presentazione esaminerò alcuni dei fattori che determinano il modo in cui i diversi paesi hanno approcciato i problemi posti dai gruppi settari. Discuterò poi come il termine “setta” viene considerato in certi paesi. Concluderò suggerendo alcune misure costruttive che i paesi possono adottare con agio.

 

        Approcci diversi

 

Perché è importante confrontare l’approccio dei diversi paesi alle “sette”, piuttosto che illustrare semplicemente perché noi non facciamo ciò che, ad esempio, Francia o Stati Uniti stanno facendo? 

 

Confrontare le reazioni alle “sette” dei diversi paesi può aiutarci a comprendere i fattori che motivano i paesi stessi a reagire nel modo in cui lo fanno. Può anche aiutarci a identificare temi comuni che possono fornire una struttura per un’azione informata e appropriata da parte dei governi.

 

Vorrei chiarire che mi concentrerò su paesi democratici e che in molti casi si farà riferimento a gruppi religiosi. Sebbene si sia tutti d’accordo sul fatto che le “sette” non devono essere religiose in natura, molte delle preoccupazioni si sono concentrate su gruppi le cui credenze sono religiose.

Per i profani, uno sguardo frettoloso alla questione “sette” può indurre l’osservatore a ritenere che tra le reazioni dei governi esistano posizioni diametralmente opposte. Da una parte abbiamo Francia e Belgio i cui governi hanno adottato ciò che può essere descritto come un ruolo attivo nei rapporti con le “sette”. Dall’altra vi sono gli Stati Uniti, dove esiste una forte opposizione a qualsiasi intervento governativo, che si tratti del proprio o di quello altrui.

 

Tuttavia ad un’analisi più approfondita emerge un quadro più complesso e sfumato di governi e “sette”. Prendete il Canada, paese da cui provengo, in cui non esiste posizione rispetto all’argomento, o prendete altri paesi come la Svizzera e l’Olanda, che hanno reagito in modo diverso al fenomeno settario.

Fattori Sociali, Culturali e Storici

Certi fattori sociali, culturali e storici possono aiutarci a comprendere perché alcuni governi decidono di intervenire sulla questione delle “sette”, mentre altri non lo fanno.

Ad esempio, il contesto storico del paese può avere un impatto significativo sulle azioni che un governo sceglie di intraprendere in merito al fenomeno settario. Considerate quanto segue:

Nel corso della sua storia moderna, il paese ha avuto a che fare con un gruppo anti democratico o totalitario? Ad esempio, molti paesi europei hanno avuto esperienze dirette di occupazione da parte di un movimento totalitario. L’esperienza del “Nazismo” durante la Seconda Guerra Mondiale ha avuto un impatto profondo sulla psiche di molti paesi europei, perciò non dovrebbe sorprendere che molti di questi paesi abbiano una tolleranza inferiore verso quei gruppi che vengono considerati totalitari. Viceversa, il Nord America non è mai stato occupato da un gruppo totalitario.

Un’altra considerazione è se un particolare paese sia o meno stato testimone di azioni violente come suicidi od omicidi di massa, o attacchi terroristici perpetrati da leader di “setta”, e come essi abbiano reagito a tali tragedie. Ad esempio gli omicidi, i roghi e i “suicidi assistiti” attuati dai membri dell’Ordine del Tempio Solare (OTS) hanno suscitato reazioni diverse [1] nei paesi in cui le tragedie sono avvenute:

¨       Il governo francese ha istituito una commissione parlamentare;

¨       Il governo federale svizzero ha istituito una commissione di inchiesta;

¨       Il Canada non ha istituito alcuna commissione e l’unico documento ufficiale fu un rapporto del coroner sui decessi avvenuti nella provincia del Quebéc.

 

Come si possono spiegare le diverse reazioni di questi paesi alla medesima tragedia? È stato suggerito che esista un’anomalia tra il modo in cui i nordamericani e molti paesi dell’Europa Occidentale continentale reagiscono alle “sette”. È interessante notare che la gran parte delle recenti tragedie settarie si sono verificate negli Stati Uniti – la Famiglia di Manson, Ervil LeBaron, Jonestown, i Branch Davidians e Heaven’s Gate – e in misura minore in Canada – il gruppo diretto da Rock “Mosè” Theriault e l’OTS. Ciò potrebbe portare a presumere una reazione più forte del Nord America rispetto all’Europa Occidentale continentale, che è stata testimone soltanto di una di tali tragedie (OTS). Paragonato ad alcuni paesi dell’Europa Occidentale, il Nord America è rimasto relativamente indifferente.

 

Un fattore che potrebbe spiegare questa differenza è che Canada e Stati Uniti furono fondati da emigranti provenienti da paesi diversi, con background etnici, culturali e religiosi diversi e, nel caso degli Stati Uniti, con l’istituzionalizzazione molto precoce della separazione tra Stato e chiesa. Nel corso degli anni questo mosaico multiculturale potrebbe avere in parte indotto un approccio più tollerante, qualcuno potrebbe dire permissivo o lassista, verso le “sette” e i nuovi movimenti religiosi. Viceversa, i paesi dell’Europa Occidentale sono stati, almeno fino al recente passato, società particolarmente omogenee con una tradizione umanista e laica dominante, con la convinzione che i governi possano occuparsi di qualsiasi situazione, preoccupati per l’integrità nazionale in un contesto di globalizzazione, ivi compresi un nuovo Euro-nazionalismo, un nazionalismo anti-americano e una tradizione anticlericale, i quali possono essere percepiti come fattore scatenante delle reazioni nei confronti delle “sette” totalitarie  [2].

 

Un secondo fattore che potrebbe spiegare le azioni di un governo è come esso si posiziona nei confronti dei gruppi religiosi. In quasi tutti i paesi democratici e cosiddetti laici, i ruoli di religione e Stato sono chiaramente definiti. I meccanismi di riconoscimento dei gruppi religiosi sono chiaramente delineati. I gruppi che desiderano ottenere lo status di organizzazione religiosa devono soddisfare specifici criteri. In altri paesi i rapporti tra religione e Stato sono più ambigui.

 

Esistono molti modi che caratterizzano i rapporti tra cosiddetti paesi laici e gruppi religiosi. Si noti che le seguenti caratteristiche non sono tutte presenti in ogni paese [3]:

¨       Atteggiamento neutro verso la religione, il che significa che il paese non sostiene alcuna religione a detrimento di altre;

¨       Limitazione delle implicazioni dei gruppi religiosi nell’ambito dei servizi sociali o delle istituzioni sociali;

o        La Francia, ad esempio, considera le credenze religiose come materia personale e individuale. Perciò in scuole o altre istituzioni sociali non sono presenti simboli religiosi [4]. Diversi paesi tra cui Danimarca e Regno Unito hanno invece una religione di Stato [5] dichiarata dominante dalla Costituzione del paese.

¨       Libertà di religione, il che significa che i cittadini sono autorizzati a praticare la religione di loro scelta;

¨       Procedure/direttive specifiche per il riconoscimento di gruppi religiosi e non religiosi.

In Canada l’ottenimento di status di Ente Religioso offre ai gruppi certi privilegi come l’esenzione fiscale. Ad esempio, nella provincia del Quebéc i Raeliani [6] e Scientology [7] godono di status religioso.

Negli Stati Uniti il primo atto presidenziale di George W. Bush quando assunse il mandato nel 2001 fu l’istituzione del ”Office of Community and Faith-Based Initiatives” (Ufficio per le Iniziative delle Comunità e basate sulla Fede). Lo scopo di questo Ufficio, il primo di questo tipo, era di competere con le agenzie laiche per l’ottenimento di fondi pubblici [8]. Tale iniziativa è un’anomalia poiché storicamente gli Stati Uniti hanno affermato e mantenuto ciò che può essere descritta come una neutralità non preferenziale in merito a tutte le religioni [9]. Pensate al fatto che gli Stati Uniti hanno oltre 2000 leggi, sia a livello Federale che statale, che spiegano nel dettaglio la natura della separazione chiesa-stato. Gran parte di quelle leggi si occupano dei settori in cui il governo non si dovrebbe intromettere [10].

In Belgio [11], Germania [12] e Danimarca [13] le comunità religiose riconosciute dal governo godono di fondi pubblici. In Belgio [14] il governo paga gli stipendi e le pensioni dei ministri religiosi, come stabilito dalla Costituzione del 1831. In Danimarca [15] i ministri della Chiesa Evangelica Luterana sono dipendenti statali. Vengono retribuiti con speciali tributi riscossi da quei cittadini battezzati come evangelici luterani che non abbiano formalmente richiesto l’esenzione dalla religione.

In Olanda [16] le comunità religiose beneficiano di finanziamenti indiretti tra cui: esenzione fiscale sulle donazioni pubbliche; parziale manutenzione da parte di Stato, provincie e comunità degli edifici religiosi; molte delle attività sociali organizzate dalle comunità religiose sono finanziate dallo Stato o dalle comunità locali.

In Germania [17] le chiese che siano state riconosciute dal governo secondo l’Articolo 137-6 della costituzione di Weimar hanno diritto a “tasse di culto” che, come in Danimarca, sono riscosse dal governo da quei cittadini che siano stati battezzati a quelle religioni e che non abbiano formalmente richiesto l’esenzione religiosa.

Viceversa la Francia [18] non concede status o sussidi ad alcun gruppo religioso. L’Articolo 2 della legge del 1905 afferma che “La Repubblica non riconosce, non paga e non finanzia alcun culto”.

La Svizzera [19] ci fornisce un esempio interessante dell’ampiezza delle posizioni governative in merito ai gruppi religiosi. In quel piccolo paese esistono 26 cantoni o province. Ogni Cantone definisce i suoi propri rapporti con le religioni ed ha leggi che regolano l’uso dei fondi pubblici. Le posizioni variano da una totale separazione tra Stato e chiesa in alcune provincie (Ginevra e Neuchatel) ad una provincia in cui esiste una religione di Stato (Zurigo).

Un altro fattore che potrebbe spiegare l’approccio nazionale a questioni relative alle “sette” merita più considerazioni e tempo di quanto non abbia al momento, vale a dire il ruolo del governo.

 

        Fattori governativi

I paesi che hanno una struttura di governo più centralizzata propendono maggiormente per una posizione più aggressiva verso i gruppi settari di quanto non lo siano paesi con un approccio meno centralizzato e più lassista? Quale ruolo giocano gli enti benefici? Ad esempio in paesi come gli Stati Uniti o il Canada, il cui stile di governo viene considerato meno centralizzato e più lassista, il settore della beneficenza gioca un ruolo estremamente vitale per lo riempimento dei vuoti lasciati dal governo.

Come hanno fatto notare alcuni ricercatori [20], i gruppi religiosi devono lottare per l’accesso ai privilegi. Quanto più è difficile acquisire status e privilegi associati al riconoscimento da parte del governo, tanto più è conflittuale il rapporto tra un particolare gruppo e il governo.

 

        Reazioni del governo

 

Esistono modi diversi con cui i governi hanno approcciato la questione dei gruppi “settari”:

 

  1. Nessuna reazione governativa, come nel caso del Regno Unito e della Danimarca;
  2. Qualche limitata risposta governativa come nel caso dell’Austria [21] (pubblicazione di un opuscolo da parte del Ministero dell’ Ambiente, Gioventù e Famiglia);
  3. Reazioni governative sotto forma di Commissioni Parlamentari, Rapporti o Studi (ad esempio Canada [22], Belgio [23], Francia [24], Germania [25], Olanda [26], Svizzera [27], Stati Uniti [28]).

 

La risposta governativa dell’Europa Occidentale ai gruppi “settari” può essere descritta come globale, vale a dire che invece che indirizzarsi ad una tragedia o situazione unica, i singoli governi cercano di comprendere il fenomeno settario nel suo insieme e di valutare il rischio che le “sette” rappresentano nei loro rispettivi paesi.

 

Con l’eccezione del rapporto Hill del 1980 sullo Studio di Gruppi, Sette e Sette/culti dello Sviluppo Mentale [in lingua inglese esiste differenza tra il termine “sect” e il termine “cult”, dove il secondo implica generalmente connotazioni peggiorative, il primo no. In italiano non esiste tale distinzione. Il rapporto Hill si occupò sia di “sects” che di “cults” – N.d.T.] nella provincia canadese di Ontario, si può descrivere la risposta ai gruppi “settari” di Canada e Stati Uniti come situazionale. Vale a dire che preferiscono indirizzarsi a uno specifico argomento collegato a una setta o gruppo religioso piuttosto che al fenomeno settario in generale. Pensate ad esempio ai rapporti governativi degli Stati Uniti in relazione all’Organizzazione Moon [29] (Il Rapporto Fraser), e a quelli che seguirono le tragedie del Peoples’ Temple [30] e dei Branch Davidians [31] a Waco, Texas.

 

In quasi tutti i rapporti parlamentari che ho esaminato la soluzione più largamente raccomandata era fornire al pubblico informazioni su sette, nuovi movimenti religiosi, gruppi spirituali o di altra natura. I rapporti di governo enfatizzano il bisogno di educare il pubblico sul modo in cui tali gruppi funzionano, quali siano i loro metodi di reclutamento e le loro filosofie. Lo scopo è quello di fornire al pubblico quanta più informazione possibile affinché i singoli individui possano operare scelte informate nell’unirsi o meno ad un determinato gruppo.

 

I rapporti parlamentari di Svizzera, Belgio e Germania propongono la creazione di centri di informazione aperti al pubblico. Tali centri dovrebbero anche condurre ricerche su “sette” e “nuovi movimenti religiosi”, in base al presupposto che alcuni individui devono essere protetti dai potenziali pericoli rappresentati da alcune “sette”:

 

¨       I consumatori tedeschi vengono informati del fatto che i trattamenti dispensati da alcuni terapeuti o praticanti di medicina alternativa possono provocare danno psicologico, fisico o economico. Le campagne di sensibilizzazione pubblica sono perciò strumenti efficaci per educare il pubblico e prevenire la vittimizzazione.

¨       In Francia una recente commissione ha proposto 50 raccomandazioni per fronteggiare l’influenza dei movimenti settari sull’infanzia [32].

L’Olanda [33] ha riconosciuto che le proprie leggi erano adeguate per la protezione dei membri e per il sanzionamento dei gruppi devianti.

Germania [34] e Svizzera [35] hanno proposto una legislazione in merito all’aspetto commerciale di alcuni gruppi.

La Commissione Gest e Guyard ha riconosciuto che le leggi esistenti in Francia erano per lo più adeguate al sanzionamento delle “sette” che infrangono la legge. La Commissione ha poi ritenuto importante provvedere ad un ulteriore sviluppo o emendamento di alcuni punti stabiliti da leggi specifiche al fine di permettere una risposta più efficace agli abusi perpetrati dalle “sette”. Di conseguenza l’Assemblea Nazionale francese ha adottato un progetto di legge studiato per rafforzare il potere dello Stato nella prevenzione e soppressione dei problemi associati ai gruppi settari. Tale progetto ha acquisito notorietà come legge About-Picard [36].

 

        In che modo i diversi paesi considerano il termine “setta”

 

È interessante notare come certe Commissioni Parlamentari, Rapporti e legislazioni considerino il termine “setta”.

 

Nello studio canadese, ad esempio, si ritenne che il termine “setta“ denotasse connotazioni peggiorative e fosse spesso usato in modo impreciso. Il termine “nuova religione” era visto come soggetto ad abuso o uso improprio [37].

 

La Svizzera ha ritenuto che il termine “setta” venisse spesso usato in modo peggiorativo [38].

 

In Olanda il termine “setta” fu evitato alla luce della percezione di negatività del suo impatto, e sostituito con il termine “nuovo movimento religioso”, descritto come “gruppo o persone che si sono manifestate di recente nel campo spirituale, e sono caratterizzati o da un leader (carismatico) oppure da concezioni religiose specifiche, o comunque da uno specifico comportamento come gruppo o dalla combinazione di tali aspetti” [39].

 

Il rapporto della commissione belga concludeva che “setta” nel suo uso attuale è un peggiorativo, sebbene non ritenesse che “sette” o “nuovi movimenti religiosi” in quanto tali costituissero un pericolo o fossero dannosi. La Commissione utilizzava piuttosto il termine “organizzazione settaria dannosa” che venne definito come:

 

¨       Gruppo che afferma di avere una vocazione psicologica o spirituale e che svolge o organizza attività illegali dannose, danneggia gli individui o la società, o ha impatto sulla dignità umana [40].

La commissione tedesca del 1998 usava il termine setta [“sect”] e non “cult” e raccomandava addirittura l’uso limitato del termine. Il rapporto faceva distinzioni tra gruppi “inclini al conflitto” e gruppi “non inclini al conflitto” [41]. Veniva poi usato il termine “psicogruppo” per descrivere servizi psicologici e pseudo psicologici offerti al di fuori dei servizi professionali di salute o psicologici [42].

Il rapporto francese della commissione Gest e Guyard forniva un elenco di indicatori per classificare un gruppo in quanto “setta”. Tra di essi:

¨       Destabilizzazione mentale;

¨       Richieste economiche esorbitanti;

¨       Spingere i membri a troncare i rapporti con la vita precedente;

¨       Danno fisico;

¨       Indottrinamento dei bambini;

¨       Retorica antisociale, disturbo dell’ordine pubblico e dispute legali;

¨       Appropriazione indebita di fondi;

¨       Infiltrazione in organismi pubblici [43].

Tutti i paesi di cui ho discusso fino ad ora sostengono di riconoscere e proteggere i diritti e le libertà dei loro cittadini. La protezione di tali diritti e libertà può apparire nella Costituzione nazionale, nella loro Carta dei Diritti o in accordi internazionali.

In realtà, tuttavia, ogni paese regola i suoi propri rapporti con i gruppi religiosi. Per comprendere le azioni individuali dei diversi paesi dobbiamo capire chi concede lo status religioso e quali gruppi hanno diritto ad ottenerlo. Dobbiamo anche saperne di più sui privilegi concessi ai gruppi che hanno acquisito uno status ufficiale. Soprattutto, dobbiamo esaminare minuziosamente e approfonditamente ciò che i governi dicono e come le loro parole vengono tradotte in azione.

Per illustrare alcuni dei modi in cui i rispettivi governi hanno approcciato la questione delle “sette” e come essi vedono o definiscono il termine ho utilizzato esempi di paesi dell’Europa Occidentale e del Nord America. Analizzare altri paesi come Russia, Grecia, Giappone o Cina, giusto per citarne alcuni, rivelerebbe di più sull’ampio continuum di visioni governative in merito al fenomeno settario, e su come certi gruppi vengono percepiti e trattati [44]

 

        Misure costruttive

 

Abbiamo visto come le azioni dei diversi governi coprano l’intera gamma, da una presa di posizione ferma contro le “sette” al non prendere alcuna posizione. Di fronte ad un raggio così ampio di reazioni, esiste un approccio comune per occuparsi di “sette”, sia esso in Europa o altrove?

 

È possibile ottenere un ampio consenso, posto che le nostre azioni sono radicate in assunti circa noi stessi e gli altri che, a loro volta, sono inseparabili dal contesto storico, politico, legale, culturale, sociale e personale in cui viviamo? Come l’autrice e diarista Anais Nin (1903-1077) scrisse, “Non vediamo le cose per come esse sono; vediamo le cose per come noi siamo”.

 

Con questa osservazione in mente suggerisco che in alcuni paesi sarebbe possibile l’attuazione di leggi che trattino specificamente di “sette”. Tuttavia, discuterei sul fatto che un consensus a tale approccio sia effettivamente realizzabile. Propongo invece un’analisi delle aree più critiche, quali Informazione ed Educazione (I & E), Assistenza alle Vittime e Ricerca, in cui esiste il potenziale affinché i governi vi dedichino tempo, energia e risorse.

 

        Informazione ed Educazione, Assistenza alle Vittime, Ricerca

 

Diversi rapporti governativi hanno raccomandato il sostegno all’informazione e all’educazione del pubblico. Parimenti, funzionari governativi e organizzazioni private e professionali di molti paesi hanno espresso il loro sostegno a questa opzione, quando è stato loro chiesto di rispondere ai problemi correlati alle “sette”.

 

Raccomanderei caldamente che i governi adottassero un approccio comune per informare ed educare il pubblico in merito alle sette, come segue:

 

§         Sostenendo i diritti e le libertà che tutti abbiamo a cuore [45];

§         Realizzando programmi educativi con la collaborazione delle strutture esistenti, come il Ministero dell’Educazione, per definire obiettivi, contenuti dei programmi e per identificare educatori competenti;

§         Utilizzando termini che abbiano significati condivisi [46];

§         Mantenendosi aggiornati su qualsiasi argomento correlato alle “sette” [47].

 

Il sostegno a chi è stato danneggiato da un gruppo è dolorosamente assente e credo non sia necessario che i governi riconoscano se un gruppo è o meno una “setta” al fine di riconoscere che la gente può essere, e in realtà è, danneggiata come conseguenza diretta di esperienze di gruppo. Come ha affermato Michael Langone, Direttore Esecutivo della International Cultic Study Association, “Alcuni gruppi a volte possono danneggiare alcune persone, e alcuni gruppi hanno maggiori probabilità di danneggiarle di altri gruppi” [48].

 

Famiglie con figli coinvolti in gruppi settari sono una preoccupazione espressa dalla quasi totalità di rapporti governativi, ed esiste una necessità continua di vigilanza, dove concessa, per garantire la loro protezione e sicurezza.

 

I governi professano la loro preoccupazione per il benessere dei propri cittadini, quindi perché non riconoscono e forniscono il sostegno necessario a chi ne ha bisogno, indipendentemente da come il gruppo di cui hanno fatto parte viene etichettato? Mi sto riferendo all’accesso a professionisti con la formazione necessaria [49] in questo campo, luoghi transitori di residenza quando necessario e servizi gratuiti per chi non può pagare.

 

Esiste un bisogno pressante di fondi correnti per svolgere ricerca sul fenomeno settario e sul suo impatto su individui e società, al fine di ottenere una intensa influenza sui governi [50]. Nello specifico, occorre ricerca per rivelare la portata del problema, e i mezzi più efficaci per affrontarlo.

        Conclusioni

L’educazione è il collante che lega assieme le tre aree che ho citato. La gran parte dei governi, anche quello degli Stati Uniti, può intraprendere questa azione limitata. Nel 1999 la legislatura statale del Maryland creò una Task Force per studiare gli effetti delle attività settarie sulle Istituzioni Educative pubbliche superiori, e tra le altre raccomandazioni indicò il bisogno di “Creare un programma educativo per gli studenti in entrata, e programmi educativi correnti, attraverso diploma se necessario, per assistere gli studenti nella valutazione della decisione di unirsi o meno a un gruppo, e su come riconoscere il comportamento distruttivo che potrebbe influenzarli” [51].

Quando proposi inizialmente questo argomento per il vostro convegno, mi ripromisi di scoprire un approccio governativo comune per affrontare i “gruppi settari”. La mia conclusione generale che l’educazione sia la soluzione, non è una conclusione nuova. Tuttavia, ritengo che l’Educazione sia la chiave.

Un pubblico educato sarà meno a rischio di coinvolgimento in gruppi discutibili, e più consapevole dei rischi che alcuni gruppi rappresentano. Dobbiamo educare i media, il pubblico, i professionisti di salute mentale e gli studenti, oltre che i funzionari dei nostri governi.

Nei quasi 30 anni di coinvolgimento in questo settore ho sperimentato molte frustrazioni, non ultimo il fatto che, per decenni, l’argomento delle “sette” è entrato solo a fasi alterne nelle agende del governo. È veramente spiacevole che la maggioranza di funzionari eletti che hanno affrontato l’argomento si siano limitati a pontificare, senza che quasi mai sia stata intrapresa un’azione efficace.

 

Ma nella risposta a “sette” e a questioni ad esse collegate sono stati fatti piccoli passi in molti paesi, quindi resto speranzoso che, con sforzi continui, riusciremo ad avere un impatto sul modo in cui i governi reagiscono, impatto che non deve essere né draconiano nell’approccio né spingerli ad evitare in toto la questione.

 



[1] A. Gest,  & J. Guyard. Commission sur les sectes en France. Assemblée Nationale (1995). : http://www.assemblee-nationale.fr/rap-enq/r2468.asp 

«Sectes» ou mouvements endoctrinants en Suisse: La nécessité de l'action de l'État ou vers un politique fédérale en matière de «sectes». Rapport de la Commission de gestion du Conseil national  (1999) http://www.math.mcgill.ca/triples/infocult/Suisserapport1999.pdf

P. Morin, Ordre du Temple Solaire: Rapport d’investigation du Coroner. Bureau du Coroner, Gouvernement du Québec. (1996)

[2] T. Robbins, “Notes on the contemporary peril to religious freedom,” in James A. Beckford & James T. Richardson (eds.), Challenging Religion: Essays in honour of Eileen Barker: Routledge. (2003.)

 

[3] M. Juergensmeyer. The New Cold War? Religious Nationalism Confronts the Secular State. Berkeley: University of California Press. (1994)

S. Garnet, Religion and Politics: Major Thinkers on the Relation of Church and State (1990)

S.Rodney. 1999. “Secularization: RIP.” Sociology of Religion 60 (3): pp. 249-273.

L. Voye. “Secularization in a Context of Advanced Modernity.” Sociology of Religion 60 (3): pp. 275-288. (1999)

R. Stark, R. Finke. “Beyond Church and Sect: Dynamics and Stability in Religious Economies.” In Ted G. Jelen (ed.), Sacred Markets, Sacred Canopies: Essays on Religious Markets and Religious Pluralism.

Lanham: Rowman & Littlefield (2002).

[4] M. Gauchet. La religion dans la démocratie : parcours de la laïcité Gallimard, "Le débat", (1998)

J. Baubérot. Histoire de la laïcité en France. PUF, "Que sais-je ?", (2003)

[5] F. Champion, les rapport Église-État dans les pays européens de tradition protestante et de tradition catholique: essai d'analyse. Social Compass, vol. 40, no. 4, 1993, pp. 589-609.

[6] See Quebec Enterprise Registry  at: https://ssl.req.gouv.qc.ca/igif-bin/isl08tr1/cidreq/**URL**?matricule=1143506831&banque=C&action=ETAT_CIDREQ&section1=O&section2=O&section3=O&section4=O

[7] See Quebec Enterprise Registry  at:  https://ssl.req.gouv.qc.ca/igif-bin/isl08tr1/cidreq/**URL**?matricule=1143037050&banque=C&action=ETAT_CIDREQ&section1=O&section2=O&section3=O&section4=O

[8] D.A. Davis, President Bush's Office of Faith-Based and Community Initiatives: Boon or Boondoggle? Journal of Church and State, vol. 43, 2001, pp. 411-422

[9] M.O. Manion, Churches and States: The Politics of Accommodation, Journal of Church and State, vol. 44, 2002, pp. 317-343

Supreme Court Justice Hugo Black, Engel v. Vitale, 370 U. S. 421, 431 (1962).

[10] J. Gordon Melton, The Fate of NRMs and their Detractors in Twenty-first Century America, Nova religion vol. 4 no 2, 2001, p. 248

[11] Sénat, services des affaires Européennes. Le financement des communautés religieuses. 2001. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc933.html#toc30

[12] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc931.html#toc8

[13] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc934.html#toc42

[14] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc933.html#toc30

[15] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc934.html#toc42

[16] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc937.html#toc77

[17] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc931.html#toc8

[18] Ibid. http://www.senat.fr/lc/lc93/lc930.html

[19] S. Cattacin, C.R. Famos, M. Duttwiler, H. Mahnig. (2003) État et religion en Suisse. Luttes pour la reconnaissance, formes de la reconnaissance. Étude du forum suisse pour l'étude des migrations et de la population (FSM). http://www.ekr-cfr.ch/ekr/dokumentation/shop/00019/00070/staat_religion_kurz_def-f.pdf?lang=fr&PHPSESSID=173f3f4aae0d3aa9ed8733e3662f15c8  

 

[20] B. Wilson and J. Cresswell.  (eds.). New religious movements challenge and response. New York: Routledge, (1999), pp. 5-21

R. Stark and W.S. Bainbridge. The future of religion: Secularization, revival and cult formation. Berkeley: University of California Press. (1985)

R. Stark, W. S. Bainbridge. A Theory of Religion. New York: David Lang. (1987)

R. Stark, W. S. Bainbridge, and D.P. Doyle. Cults of America: A Reconnaissance in Space and Time. Sociological Analysis 40  (1979), pp. 347-459.

[21] Bundesministerium für Umwelt, Jugend und Familie, Sekten: Wissen schützt!, Wien (1999)

[22] D. Hill, Study of Mind Development Groups, Sects and Cults in Ontario: A Report to the Ontario Government. Toronto (1980).

Canadian Security Intelligence Service. Doomsday Religious Movements (1999). http://www.csis-scrs.gc.ca/en/publications/perspectives/200003.asp

[23] Chambre des Représentants de Belgique. Enquête parlementaire visant à élaborer une politique en vue de lutter contre les pratiques illégales des sectes et le danger qu'elles représentent pour la société et pour les personnes, particulièrement les mineurs d'âge. (1996-1997). http://www.lachambre.be/FLWB/pdf/49/0313/49K0313007.pdf  & http://www.dekamer.be/FLWB/pdf/49/0313/49K0313008.pdf

[24] A. Vivien. Les Sectes en France : expression de la liberté morale ou facteur de manipulations? Documentation Française: (1985)

A. Gest, & J. Guyard. op. cit.

Commission d'enquête relative à l'influence des mouvements à caractère sectaire et aux conséquences de leurs pratiques sur la santé physique et mentale des mineurs – France (2006). http://www.assemblee-nationale.fr/12/pdf/rap-enq/r3507.pdf

[25] Final Report of the Enquete Commission on “So-called Sects and Psychogroups,”:  New Religious and Ideological Communities and Psychogroups in the Federal Republic of Germany. Bonn (1998): http://www.bundestag.de/ftp/9000500a.html

[26] T. A. M.  Witteveen. Overheid en nieuwe religieuze bewegingen Tweede Kamer, vergaderjaar, report by the Dutch Government (1983-1984): For English Summary http://www.math.mcgill.ca/triples/infocult/DutchReport.pdf

[27] «Sectes» ou mouvements endoctrinants en Suisse: op. cit.

[28] F.B.I. Project Mediggo. (1999) http://permanent.access.gpo.gov/lps3578/www.fbi.gov/library/megiddo/megiddo.pdf

[29] Investigation of Korean-American Relations: Report of the Subcommittee on International Organizations of the Committee on International Relations U.S. House of Representatives. Washington, D.C.: (1978)

[30] The Assassination of Representative Leo J. Ryan and the Jonestown, Guyana Tragedy, Report of a Staff Investigative Group to the Committee on Foreign Affairs U.S. House of Representatives. Washington, D.C. (1979)

[31] Report to the Deputy Attorney General on the Events at Waco, Texas, U.S. Department of Justice. Washington, D.C. (1993)

[32] Commission d'enquête relative à l'influence des mouvements à caractère sectaire et aux conséquences de leurs pratiques sur la santé physique et mentale des mineurs  (2006) pp. 181- 193.

[33] T. A. M.  Witteveen. op. cit. p. 317  (taken from English Summary accessible at http://www.math.mcgill.ca/triples/infocult/DutchReport.pdf  p. 5)

[34] Final Report of the Enquete Commission on “So-called Sects and Psychogroups, op. cit. p. 286

[35] «Sectes» ou mouvements endoctrinants en Suisse: op. cit. p. 42

[36] LOI no 2001-504 du 12 juin 2001 http://www.legifrance.gouv.fr/WAspad/UnTexteDeJorf?numjo=JUSX9903887L

[37] D. Hill, op. cit.  p.66

[38] «Sectes» ou mouvements endoctrinants en Suisse: op. cit. p.51

[39] T. A. M.  Witteveen. op. cit. p. 314  (taken from English Summary accessible at    http://www.math.mcgill.ca/triples/infocult/DutchReport.pdf  p.1)

[40] Chambre des Représentants de Belgique., op. cit. p.100 http://www.lachambre.be/FLWB/pdf/49/0313/49K0313008.pdf

[41] Final Report of the Enquete Commission on “So-called Sects and Psychogroups, op. cit. p.30

[42] Ibid., p. 32

[43] A. Gest, & J. Guyard.  op. cit. p. 15

[44] See the United States Department of State 2006 Report on International Religious Freedom

Russia: http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2006/71403.htm

Greece: http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2006/71383.htm

Japan : http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2006/71342.htm

China : http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2006/71338.htm

 

[45] Come appare in diverse Costituzioni nazionali, nella loro Carta dei Diritti o in accordi internazionali come: Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e Dichiarazione per l’Eliminazione di Ogni Forma di Intolleranza e di discriminazione Basata sulla Religione o Credenza.

[46] Oltre che sul termine “setta” sulla cui definizione non sembra esistere consenso comune, altri termini come nuovi movimenti religiosi, plagio, deprogrammazione, pro sette e antisette sono alcune altre parole che vengono usate nella discussione del fenomeno settario, e che generalmente stigmatizzano e semplificano piuttosto che informare e fornire una più ampia comprensione dell’argomento.

[47] Nella loro evoluzione i gruppi attraversano periodi diversi; pertanto le informazioni sul comportamento del passato del gruppo (sia esso stato positivo o negativo) non si riflettono necessariamente sul loto funzionamento nel presente. Inoltre fornire una sola fonte di informazione potrebbe non ritrarre accuratamente il gruppo. Si dovrebbero usare diverse fonti.

[48] M. Langone,  Cultic Studies Journal, Vol. 18, 2001, p.1

[49] Gli ex membri di gruppi settari hanno necessità uniche che generalmente non vengono indirizzate dagli esistenti sistemi di salute mentale. Per indirizzare questa problematica sono necessari programmi di formazione per professionisti.

[50] Altri settori di ricerca come fatto notare dal Piano di Ricerca dell’ICSA (Novembre 1999) possono includere: Quali sono le implicazioni culturali della questione settaria? Qual è il rapporto tra persona, gruppo e variabili di trattamento e miglioramento nelle difficoltà post-gruppo? Qual è la prevalenza di appartenenza nell’affiliazione a gruppi psicologici abusanti, e quanti di tali gruppi esistono negli Stati Uniti e in altri paesi? Si veda: http://www.icsahome.com/infoserv_icsa/icsa_researchplan.htm

[51] Maryland Task Force to Study the Effects of Cult Activities on Public Senior Higher Education Institutions  (Recommendation #9  http://www.religiousfreedom.com/tskfrce/MDrpt.htm )