Linda Dubrow-Marshall, Psychologist, President of RETIRN[1]

Visiting professor at Glamorgan University, U.K.

 

Questioni di interesse per le famiglie

 

 

Vorrei ringraziarvi per l’opportunità che mi avete dato di rivolgermi a voi oggi in tema di questioni relative alle famiglie che hanno un caro coinvolto in una setta distruttiva, in un gruppo estremista, in un gruppo ad alte pretese o in quelle relazioni individuali in cui la persona sperimenta influenza indebita e persuasione coercitiva. Ho cominciato ad interessarmi al lavoro con questo tipo di persone a seguito del mio interesse per l’Olocausto, cioè a quei fattori che contribuiscono a far compiere a  persone comuni atrocità che in certe circostanze, tra cui la pressione del gruppo, individualmente non avrebbero mai scelto di commettere in circostanze più normali e comuni. All’inizio della mia carriera ho condotto ricerche psicologiche sulle pressioni di gruppo che contribuiscono all’espressione di affermazioni pregiudiziali contro altri. Appresi allora che la pressione del gruppo aveva un effetto significativo nell’influenzare gli individui a fare affermazioni pregiudiziali anche quando non credevano realmente a tali affermazioni.

 

Mentre la mia carriera procedeva da studentessa di psicologica a psicologa referenziata e psicoterapeuta, decisi di applicare le mie conoscenze cliniche e di assistenza all’aiuto di quei singoli individui e famiglie che erano stati segnati da sette distruttive. Nel 1983, quando mi trovavo negli Stati Uniti, co-fondai RETIRN, il Re-entry Therapy Information and Referral Network, un ambulatorio privato di professionisti specializzati in salute mentale dedito all’assistenza di chi era stato colpito da influenza indebita e sette. Nel 2004 mi trasferii nel Regno Unito con mio marito, il Professor Rod Dubrow-Marshall, psicologo sociale che conduce ricerche sulle sette e si occupa di supervisione e consulenza sulla ricerca relativa alla psicologia delle sette, membro del Comitato FAIR in Inghilterra e della Assemblea Generale della FECRIS come rappresentante del FAIR. Nel 2004 Rod ed io abbiamo co-fondato RETIRN/UK e nel 2006 ci siamo trasferiti in Galles, dove RETIRN/UK ha attualmente sede. RETIRN è membro corrispondente della FECRIS.

 

A livello personale mi hanno sempre molto colpita i dilemmi delle famiglie che si ritrovano spinte in ciò che fino a poco prima era per loro un territorio sconosciuto – un mondo fatto di gruppi ad alte pretese e forti pressioni e di sette con tecniche sofisticate di influenza che avevano significativamente modificato la personalità e i comportamenti dei loro cari, una volta che essi erano rimasti coinvolti nel gruppo. Queste famiglie sperimentavano profonda angoscia e pena emotiva ed erano in stato di grande sofferenza a causa di ciò che stava avvenendo ai loro cari, che solitamente si allontanavano ed estraniavano sempre più dalla famiglia. Io, così come i miei colleghi di RETIRN,  mi sono sentita motivata alla ricerca di un aiuto concreto da dare a queste famiglie.

Sebbene mi sia originariamente avvicinata al fenomeno per i miei interessi di ricerca e non per coinvolgimento personale o familiare in un gruppo settario, sono stata a mia volta toccata dal fenomeno nella vita personale. Si è cercato di reclutarmi in diverse sette ed ho amici e parenti che sono entrati in una setta. Ho perciò sicuramente condiviso l’esperienza evidentemente universale di essere ingannati, sfruttati e danneggiati da altri e da gruppi.

 

La storia personale più intensa e dolorosa che posso raccontarvi è narrarvi ciò che accadde a mio padre nei suoi ultimi anni di vita, dopo che gli era stata diagnosticata una malattia potenzialmente critica ed era diventato vulnerabile all’influenza indebita. Mio padre aveva sviluppato un rapporto di tipo settario con un gruppo che non credeva alla medicina tradizionale e che gli faceva pressioni affinché adottasse uno stile di vita alternativo estremo, presumibilmente per preservare la sua salute. Questo stile di vita era in realtà pericoloso e iniziò a minare la sua salute. Lo pregavo di essere razionale, ma non riusciva ad ascoltarmi. Non dimenticherò mai quando mi disse: “Linda, so di essere in una setta e che questo è il tuo ambito di lavoro, ma per favore lasciami in pace”. Cercai di coinvolgere altri parenti affinché mi aiutassero a convincere mio padre a riconsiderare le sue azioni, ma erano riluttanti visto quanto egli era irremovibile nel suo comportamento. Alla fine riuscii a fare in modo che un avvocato contattasse il gruppo insistendo che mio padre si sottoponesse almeno a visita medica, come desiderio della famiglia. A quel punto il gruppo, evidentemente temendo un’azione legale, ritenne che mio padre fosse diventato un potenziale rischio e lo espulse. Mio padre trovò un gruppo di persone più moderate che usavano alcune tecniche di medicina alternativa, la sua salute migliorò e per gli anni che gli restarono da vivere riuscimmo a recuperare un buon rapporto, cosa di cui sono infinitamente grata. Naturalmente l’espulsione di mio padre dal gruppo non appena ricevuta la lettera dell’avvocato, e dopo avere prima professato profonda attenzione nei suoi confronti, fu tipico di ciò che spesso vediamo accadere nelle sette – dove la pseudo-intimità e il love-bombing presenti in un gruppo sono soltanto una tecnica di pressione e non possono superare la prova delle attenzioni e cure genuine di familiari e amici. Inoltre il commento fatto da mio padre illustra un problema comune: non è sufficiente spiegare a qualcuno di essere dentro una setta per aiutarlo ad uscire, anche se molti familiari hanno ritenuto che questo da solo potesse funzionare.

 

Come potete vedere, capisco a livello profondamente personale che nessuno è immune alle sette, sia individualmente che come membro di una famiglia. Mi sento privilegiata del fatto che tante famiglie abbiano avuto fiducia in me e nei miei colleghi affinché le aiutassi nei momenti difficili, ed ho imparato moltissimo dalle famiglie con cui ho lavorato.

 

Quando le famiglie si avvicinano a RETIRN potrebbero sentirsi sole e lontane dagli altri. Spesso non hanno mai conosciuto nessun altro che fosse stato colpito dal problema. Potrebbero non avere mai sentito parlare del gruppo o degli individui abusanti con cui il loro caro è rimasto coinvolto. Potrebbe essere un gruppo noto ma potrebbe anche essere un gruppo oscuro, o il gruppo potrebbe aver cambiato molte volte denominazione e sedi, come fece Heaven’s Gate. Recentemente ho saputo che un parente di una persona rimasta coinvolta con la “Family of God” non si fidava di me per le mie attività con la American Family Foundation, ora ribattezzata International Cultic Study Association, perché temeva che la prima fosse solo un altro nome della “Family of God”, che in passato aveva cambiato molti nomi.

 

Le famiglie potrebbero sentirsi troppo imbarazzate o piene di vergogna per parlare a colleghi di lavoro, amici, vicini o parenti di quanto sta accadendo. Questa è una delle ragioni per cui i familiari potrebbero ritenere di non avere mai conosciuto nessuno colpito da una setta, quando in realtà non è vero; gli altri semplicemente non ne hanno mai parlato apertamente. È assolutamente comprensibile che le famiglie siano esitanti nel parlare dei problemi che hanno avuto con le sette, poiché chi non è informato sulla problematica incolperà innanzitutto loro per il coinvolgimento del proprio caro. Il che non fa altro che accrescere le pene che stanno vivendo. Gli apologeti delle sette hanno manifestato la tendenza ad addebitare il coinvolgimento dell’individuo in un gruppo distruttivo a fattori mentali individuali e a famiglie problematiche. Incolpare le famiglie disfunzionali per la vulnerabilità al coinvolgimento settario significa negare la portata e la vastità del problema, e una falsa attribuzione di causa.

 

Anche senza essere stimolate dall’esterno le famiglie fanno spesso l’errore di incolpare se stesse, così come alcuni scavano dentro di sé per spiegarsi fenomeni dolorosi quali il cancro o la malattia cardiaca del loro caro, il divorzio o un aborto spontaneo. Hanno fatto troppo? Hanno fatto troppo poco? Avrebbero dovuto fare in modo diverso? Se solo avessero detto qualcosa prima – se solo avessero detto qualcosa di specifico – se solo fossero stati più religiosi o ricchi o istruiti – sono tutti  pensieri che possono attraversare la mente del familiare. In passato le madri venivano incolpate della schizofrenia dei figli, c’era addirittura una parola specifica – la “madre schizoprogenica”. Ora i complicati fattori eziologici che spiegano lo sviluppo della schizofrenia sono meglio noti, compresi quei fattori fisici e genetici su cui non esiste controllo. Ma ancora sento gente che parla di un padre o di una madre “cultogenica”, e ciò è molto dannoso, fuorviante e provoca vergogna.

 

Perciò una questione molto importante per le famiglie è un’adeguata educazione sulla psicologia del reclutamento settario, comprese le specifiche della setta in cui è coinvolto il loro caro, e l’importanza della cattiva sorte – essere nel posto sbagliato al momento sbagliato – come fattore che porta al coinvolgimento settario. Non tutti gli psicoterapeuti riescono a dare ai loro clienti questo tipo di servizio, poiché non sono stati formati per comprendere le forze psicologiche sociali che portano gente normale ad unirsi a gruppi distruttivi. In realtà gli psicoterapeuti stessi non sono immuni a questi gruppi e so di un intero programma di assistenza reclutato in una setta pseudo-terapeutica dannosa; so di un assistente di un centro di consulenza universitario coinvolto in una setta psicoterapica che reclutava in essa i suoi clienti dell’università.

 

Gruppi di sostegno familiare, come il Family Support Group di Londra, invitano spesso professionisti qualificati a parlare con le famiglie e servono a disinnescare la vergogna che esse provano, dando loro la possibilità di incontrare altre famiglie con gli stessi problemi e di normalizzare la loro esperienza. Esistono diversi gruppi che forniscono questi servizi, tra cui la FAIR in Inghilterra, la International Cultic Study Association con sede negli Stati Uniti e la FECRIS, con le sue organizzazioni corrispondenti.

 

Internet ha avuto un impatto significativo per rendere disponibili informazioni sulle sette in generale e su gruppi specifici. Le organizzazioni che ho citato pubblicano informazioni attendibili, e in alcuni casi per le famiglie è molto più facile informarsi sul problema nell’intimità della loro casa. Le sette hanno i loro siti Web ed è spesso molto utile vedere ciò che dicono di se stesse. Tuttavia in Internet esistono anche informazioni fuorvianti ed è importante verificare con altre fonti le informazioni ottenute, e non accettare qualsiasi cosa a scatola chiusa.

 

Per cominciare a capire la situazione e iniziare a preparare un intervento, se questo è il caso, le famiglie devono avere informazioni accurate. Oltre al bisogno di informazioni aggiornate sui gruppi specifici sottolineerei l’importanza di una educazione sulla psicologia del reclutamento settario, sull’influenza indebita e sulla persuasione coercitiva per aiutare le famiglie a comprendere che cosa i loro cari hanno vissuto, oltre che a fare luce e a capire le loro esperienze emotive personali. È importante disinnescare il senso di rabbia verso il cultista coltivando una comprensione su come i gruppi manipolano i propri seguaci, permettendo così che la collera venga rivolta in modo più adeguato verso il gruppo. È importante sapere che intelligenza, educazione, possibilità economiche e professione non rendono immuni alle sette, e che non è la stupidità che porta le persone ad entrarvi o a rimanervi. La diversità degli affiliati a Heaven’s Gate ne è stato un ottimo esempio e ha mostrato come fosse stato possibile manipolare una grande varietà di persone, sia istruite che no, fino a sacrificare la loro stessa vita. Questa è una dinamica importante da capire in un momento in cui ci troviamo davanti al problema degli attacchi terroristici, compresi i kamikaze – e può essere produttivo comprendere i vincoli del gruppo, la manipolazione dei sentimenti, la perdita di individualità, il sentirsi superiori agli altri, l’offerta di un presunto scopo superiore, l’opportunità di avere un impatto per un bene superiore, il guadagnarsi l’accesso a un futuro paradiso come modo per comprendere come i terroristi vengano reclutati e preparati a commettere azioni atroci.

 

Ho parlato del problema di incolpare ingiustamente le famiglie, ma un’altra questione si trova al polo opposto – vale a dire negare i fattori individuali di salute mentale e i problemi familiari che potrebbero sussistere, e che potrebbero avere influenzato il reclutamento, la lunghezza della permanenza nel gruppo, la portata del coinvolgimento e le difficoltà nel lasciarlo. Si tratta di una cosa difficile da spiegare e credo sia importante inquadrare ciò che sto dicendo nel contesto dell’ingiusta colpa di cui ho appena parlato. Ma lasciate che sia chiara – è un errore anche non prendere in considerazione i problemi della famiglia. Quando le famiglie cercano il mio aiuto uso le mie conoscenze di psicoterapeuta e psicologa per valutare i problemi familiari che potrebbero complicare il coinvolgimento settario e che possono ostacolare la capacità dell’individuo a lasciare il gruppo. Le sette colpiscono una grande varietà di famiglie che hanno forze e debolezze, e credo sia importante osservare ogni individuo e la sua famiglia caso per caso, e affrontare onestamente in un contesto di supporto i problemi familiari laddove siano presenti, supporto che io fornisco in un ambito psicoterapeutico ma che altri potrebbero riuscire a fornire in modo diverso, senza per questo rendere le famiglie dei capri espiatori o incolparle di avere creato da sole il problema.

 

Permettetemi di farvi alcuni esempi su come affrontare aree di disfunzionalità all’interno della famiglia per permetterle di trattare il problema settario. Un problema comune è che non sempre le famiglie sono d’accordo se fare qualcosa, su cosa fare, su quanto preoccuparsi. Il gruppo in questione è davvero una setta? Alcuni dei gruppi non sono ben noti ed è difficile da determinare. A volte il gruppo è una setta, ma il nostro caro è coinvolto in modo limitato o periferico, il che non costituisce un vero e totale coinvolgimento settario. Questa tipologia di persona avrebbe bisogno di un tipo di intervento e strategia di uscita diverso da un membro che ha dedicato alla setta la vita intera – che vive con il gruppo, gli ha devoluto tutte le sue sostanze, venera il leader, si sente superiore a chiunque non appartenga al gruppo ecc. A volte si tratta di un gruppo che esercita in qualche modo delle forti pressioni ma non è una vera setta, però la persona coinvolta ha qualità ossessive per cui ha sviluppato un rapporto settario con un gruppo che normalmente non richiede tale devozione e obbedienza, e questo tipo di persona avrebbe bisogno di attenzione speciale nella progettazione di un intervento; inoltre, potrebbe essere più vulnerabile di altri ed unirsi a un diverso gruppo ad alte pretese una volta lasciato il primo. Per i familiari potrebbe essere molto utile avvalersi di un consulente esterno come uno psicoterapeuta, un consulente di uscita, un consulente di riforma del pensiero che abbia formazione specifica, che li ascolti e fornisca un feedback più obiettivo in termini di accertamento del problema e di considerazione di diversi possibili interventi.

 

Esistono numerosissimi altri conflitti e questioni coniugali che potrebbero limitare le possibilità di intervento riuscito. Sto lavorando con una famiglia in cui i genitori sono divorziati e si può dire che si odiano a vicenda. Fino ad ora non sono ancora riuscita a farli venire insieme ad una seduta di consulenza e a mettere a punto un piano unificato. Quindi per ora sto lavorando con uno solo dei genitori e siamo limitati dal non poter contare sull’altro per studiare un progetto di comunicazione e intervento che aiuti il figlio a lasciare la setta. In un altro caso sono riuscita a facilitare la comunicazione tra genitori e nonni, prima in guerra, proprio sull’aiuto da dare a un ragazzo coinvolto in un rapporto uno-a-uno di orientamento religioso. Prima dell’intervento le due generazioni si parlavano a malapena per risentimenti e malintesi da lungo tempo irrisolti, ma sfortunatamente l’esperienza condivisa della preoccupazione per il familiare non è servita a sanare quelle ferite familiari a lungo scoperte. Ma la famiglia è poi riuscita a ritrovarsi e a intraprendere azioni di sostegno, e a intervenire con il famigliare che alla fine è uscito dalla relazione settaria. Si è trattato di un intervento di assistenza dalle caratteristiche uniche, con molti momenti di tensione e grandi sfide per me. Oggi le due generazioni faticano ad avere un rapporto amichevole e il nipote che ha lasciato la setta è solito dividere le festività per poter stare separatamente con tutti i membri della famiglia.

 

Un altro esempio di problema familiare rilevante è quando uno dei due genitori incolpa l’altro del coinvolgimento settario del figlio. Intensi sentimenti di collera di un coniuge verso l’altro tendono a ostacolare qualsiasi intervento congiunto sul figlio. Un altro problema è quando i genitori sono molto timorosi di qualsiasi tipo di confronto per paura di vedere allontanare per sempre il cultista, o quando uno dei due genitori è timoroso mentre l’altro non vede l’ora di avere un confronto forzoso, il che potrebbe ottenere l’effetto contrario. Un approccio utile prima di procedere con un intervento che aiuti la persona a lasciare il gruppo o la relazione settaria è cercare di unificare i familiari o le altre persone che le sono vicine. Come per ogni altro tipo di intervento è estremamente utile aiutare la famiglia a valutare i rischi delle diverse azioni in contrapposizione ai rischi di non fare alcunché. Perciò la famiglia che non intraprende un’azione per timore che un confronto porterà al completo allontanamento del familiare  potrebbe esporsi ad un rischio ancora maggiore non facendo nulla, mentre i comportamenti del membro di setta si fanno sempre più disturbati o pericolosi. Devo ammettere che ho lavorato con molte famiglie che avevano aspettato troppo a lungo prima di intervenire, nella speranza che si trattasse soltanto di una fase, o per avere aspettato troppo prima di informarsi sul gruppo.

 

Alcune famiglie fanno l’errore di volere agire troppo in fretta, o di pensare che possono usare la parola magica e la persona “schioccherà fuori” dal suo stato. Alcuni familiari sono ossessionati e analizzano ogni loro parola per il timore di perdere ogni singola opportunità. Come viene sempre raccomandato a chi si prende cura dei malati bisogna riuscire a raggiungere un equilibrio tra l’attenzione e la cura dedicata agli altri e la cura per se stessi. Anche per le famiglie è importante mantenere un equilibrio in termini di risorse da devolvere all’aiuto del loro caro e tempo, energia e denaro per altri impieghi. Perciò, per quanto strano possa sembrare, vi sono momenti in cui è importante che la famiglia si prenda una pausa e forse cerchi di farsi una bella vacanza tranquilla da qualche parte, o si impegni in altre attività che possano apportare rinnovamento alla propria forza, spiritualità o legami con il prossimo. Un altro problema è equilibrare il bisogno degli altri figli che potrebbero stare affrontando i normali problemi dello sviluppo e che potrebbero risentire dell’attenzione e risorse che i genitori dedicano al figlio con l’insolito problema di essere coinvolto in una setta.

 

Si esce dai gruppi settari in molti modi diversi. Alcuni se ne vanno semplicemente, senza alcun intervento. Altri se ne allontanano in modo molto graduale. Altri ancora sembra semplicemente che “schiocchino” fuori.  Ciò che sappiamo dopo aver lavorato con persone che hanno lasciato gruppi diversi è che è molto comune mantenere qualche dubbio anche durante l’affiliazione. Le sette ne sono consapevoli e spesso insegnano ai seguaci tecniche specifiche da praticare quando si avvertono dubbi. Può trattarsi di tecniche che obnubilano la mente come la salmodiazione o confessare e sentirsi in colpa e pieni di vergogna. Se la setta utilizza tecniche di obnubilazione mentale allora è importante che i familiari usino tecniche di “apertura mentale”, comunicando in modo che aiuti l’individuo a recuperare le sue facoltà critiche e a sviluppare pensiero e valutazione indipendente.  Può essere molto utile ricordargli esperienze precedenti di cui possano sentire la mancanza, perché il coinvolgimento nel gruppo non permette il mantenimento di rapporti precedenti, oppure interessi, perseguimenti professionali ecc. Anche le foto possono aiutare. Troppe foto possono essere troppo ovvie o travolgere. Il giusto passo e momento di certe comunicazioni da parte della famiglia è di importanza cruciale, ed è utile che siano guidate in questo poiché impazienza, timori o reticenze possono tutte interferire con un intervento efficace. Ma è utile tenere presente che indipendentemente dalla risolutezza che il cultista può mostrare vi sono sempre momenti in cui sperimenta dubbi, e se si riesce a sfruttare nel modo giusto quei momenti i dubbi possono aumentare e diventare una strategia di uscita.

 

È importante accertare i problemi individuali precedenti l’esperienza settaria o da essa esacerbati che potrebbero influire sul coinvolgimento settario o sul processo di uscita. Essi possono comprendere problemi preesistenti di salute mentale, che di solito sono di natura meno seria dei disordini psicologici manifesti, come l’ansia o la depressione. Alcune persone durante l’esperienza settaria manifesteranno dei collassi psicotici a causa della pressione a cui sono sottoposte, mentre alcune altre saranno entrate nella setta in un momento in cui, probabilmente, stavano comunque per avere una rottura psicotica. Quindi esistono diverse questioni diagnostiche e una volta lasciato il gruppo vi saranno bisogni diversi di consulenza mentale e di psicoterapia. Anche la tossicodipendenza potrebbe essere un fattore, e alcuni cultisti avranno subito abusi fisici, emotivi, sessuali e addirittura finanziari e spirituali.

 

I familiari potrebbero ritenere che una volta lasciato il gruppo i problemi sono finiti ma, come ho appena detto, a quel punto potrebbero insorgere delle difficoltà. Gli ex cultisti sperimentano spesso disperazione, ansietà, reazioni fobiche, senso di colpa e di vergogna (in particolare per aver reclutato altri nella setta o per essere mancati a importanti eventi familiari, addirittura a funerali), collera, pena interiore e altre emozioni difficili ed intense. Possono trovarsi ad affrontare questioni di identità, i loro normali percorsi di sviluppo potrebbero essere stati rallentati e molto probabilmente educazione, carriera e rapporti interpersonali precedenti sono stati distrutti. Quando la persona lascia il gruppo esistono molti problemi di ordine comune che vanno affrontati, oltre che il punto centrale, cioè cercare di capire che cosa è successo, di cosa far tesoro dell’esperienza vissuta, prevenire futuri coinvolgimenti settari.

 

Non necessariamente gli ex cultisti tornano alla personalità pre-setta, e la famiglia deve avere sensibilità e accettare il percorso individuale per reintegrarsi nella vita precedente. Ci si devono fare aspettative realistiche. Non sempre gli ex membri si mostrano grati per le spese, il tempo e l’energia ed altre risorse che la famiglia ha speso per aiutarli ad uscire. Possono sembrare freddi e indifferenti quando in realtà sono sostanzialmente confusi. A seguito di un’esperienza settaria è comune sperimentare qualche tipo di dissociazione emotiva e di pensiero e la psicoterapia può aiutare ad affrontare questi problemi. È importante che i familiari capiscano che la persona potrebbe aver ricavato dall’esperienza settaria alcuni vissuti e insight positivi, e facciano in modo che questi sentimenti vengano espressi e siano disponibili all’ascolto delle esperienze vissute. È simile all’accettare che una persona possa ancora mantenere sentimenti positivi verso l'ex coniuge o partner, o abbia bei ricordi da ciò che poi si è dimostrato essere una pessimo matrimonio, o una pessima relazione.

 

Esistono diversi buoni libri e articoli che danno suggerimenti alle famiglie, e sono felice di raccomandare quanto segue:

 

Releasing the Bonds: Empowering People to Think for Themselves di Steven Hassan.  Particolarmente utili sono i capitoli dedicati alla comunicazione orientata per obiettivi, alle strategie di comunicazione, alla promozione della libertà di mente, che è anche il titolo del sito Web dell’autore. Sono grata a Steven Hassan per aver spiegato la presenza delle fobie indotte dalle sette nei propri membri, cioè le suggestioni secondo cui lasciare il gruppo significa andare incontro alla morte, alla follia o ad altre orribili conseguenze. È molto utile comprendere questo fenomeno quando si programma un intervento poiché ci rende attenti a quanto possa essere duro lasciare un gruppo. Il che va in senso esattamente opposto al malinteso comune sul perché si rimane in un gruppo distruttivo, malinteso che attribuisce la colpa a fattori personali piuttosto che a fattori che trovano fondamento nel gruppo. Steven Hassan ha messo a punto un Approccio Strategico di Interazione  orientato allo scopo.

 

Coping with Cult Involvement: A Handbook for Families and Friends di Livia Bardin.

Particolarmente utili i capitoli sulla comunicazione con i membri di setta, compreso mandare messaggi importanti, usare il linguaggio privato, ascoltare, reagire e sviluppare un piano strategico. L’autrice dà anche consigli per aiutare a trovare una persona scomparsa, circostanza particolarmente tragica che a volte si verifica nelle sette.

 

Family Interventions for Cult-Affected Loved Ones di Carol Giambalvo.

Particolarmente utili sono le descrizioni dei possibili scenari in cui presentare al membro di setta il piano di intervento, una cosa di cui i familiari tendono spesso a preoccuparsi molto, e i capitoli su cosa fare quando la persona decide di tornare nella setta dopo l’intervento. L’autrice acclude poi gi Standard Etici per Consulenti di Riforma del Pensiero a cui i consulenti di uscita devono attenersi. È importante perché laddove i professionisti di salute mentale autorizzati ad operare devono normalmente rifarsi ad un codice deontologico, i consulenti di uscita di solito lo fanno solo volontariamente, e non tutti lo fanno.

 

Vorrei concludere il mio contributo con alcuni commenti su un altro modello di psicoterapia che ho trovato utile nel mio lavoro con le famiglie, cioè il modello della riduzione del danno sviluppato da psicologi per il lavoro psicoterapeutico con persone con problemi di dipendenza. Questo modello fu sviluppato perché a volte i clienti abbandonano il trattamento quando viene loro detto che c’è solo un modo per guarire dalla loro dipendenza, vale a dire adottare l’assoluta astinenza alla sostanza di abuso. Ad esempio, alcuni dipendenti da alcol e droghe non possono prendere in considerazione l’idea di non poter mai più bere un drink o di non potere mai più usare la droga. Possono sentirsi alienati dai gruppi di auto-aiuto, come gli Alcolisti Anonimi, che potrebbero dire che è l’unico modo per guarire. Il modello della riduzione del danno cerca di andare incontro alla persona sul suo livello di motivazione, aumentando la motivazione per ottenere un cambiamento comportamentale sul lungo periodo, ma cercare al momento di ridurre gli effetti dannosi della dipendenza. Ad esempio, chi beve tutti i giorni potrebbe essere incoraggiato a bere soltanto nei fine settimana, permettendogli così di mantenere il posto di lavoro, o chi beve al volante potrebbe almeno cambiare e non guidare più dopo aver bevuto, cambiamento che potrebbe salvare la sua vita e quella altrui. Credo che questo modello possa essere applicato anche per aiutare i cultisti e le loro famiglie. Per esempio se non si riesce a far sì che la persona lasci completamente il gruppo si potrebbe riuscire a minimizzare il danno provocato lavorando in modo creativo sui cambiamenti comportamentali. Si potrebbe trattare di mantenere la comunicazione con il cultista, magari aiutandolo a partecipare a certe attività normali di vita familiare pur restando nella setta, esplorando se sia possibile continuare il percorso educativo o la carriera lavorativa pur restando nella setta, o altre misure di questo tipo. Potrebbe comprendere aiutare la persona ad astenersi dall’abusare fisicamente dei minori laddove fosse incoraggiato dal gruppo, senza mettere in discussione altre credenze del gruppo.

 

Interventi efficaci con membri di setta richiedono molta sensibilità, decisione, educazione e consulenza. Le famiglie con un caro in una setta o in un gruppo o relazione fortemente manipolativi affrontano molte emozioni dolorose, e spesso lo fanno in solitudine.

 

Grazie ancora per avermi dato la possibilità di condividere alcuni dei miei pensieri sulle questioni relative alla famiglia. Lascio ora spazio a domande e commenti.

 



[1] Re-Entry Therapy, Information & Referral Network